Droghe: per il Sole24ore e’ il “moralismo” ad essere “dannoso”

Il Prof. Gilberto Corbellini, ha pubblicato sulle colonne de il Sole 24ore del 29.7.2012 un severo editoriale antiproibizionista contro la cd. “Guerra alla Droga”  dal titolo “Droghe: moralismo dannoso” dove prende spunto dallo studio coordinato dal prof. Serpelloni del Dipartimento Politiche Antidroga, dal titolo Cannabis, sulla diffusa droga psichedelica per condannare senza appello la Prevenzione, da lui definita “paranoica” e “terrorista”, perché sarebbe ascientifica e controproducente  .
 “Una ventina di esperti di materie mediche diverse, guidati da Giovanni Sterpelloni, dicono che circola informazione imprecisa e fuorviante su marijuana e hashish che abbasserebbe la percezione del rischio associato al consumo di queste sostanze nelle giovani generazioni. Quindi rilasciano un documento che dire terroristico è quasi un eufemismo.
La cannabis causa le peggio cose: non le elenco perché facili da immaginare se si pensa agli argomenti di Gasparri, La Russa, Giovanardi, eccetera. Che certe esagerazioni le dicano i politici in cerca di consenso facile, ci sta. Che le sottoscrivano degli scienziati che difficilmente riuscirebbero a pubblicarle sulle riviste scientifiche dove ambiscono a comparire, è, quantomeno, triste.  (…)
Ma vogliamo mettere i danni che causa l’abuso di alcool? Nessuno chiede di rendere illegale l’alcool. Solo di smetterla con un’insensata, costosa e dannosa campagna che non ha una giustificazione medico-scientifica, ma solo etico-ideologica. E questa giustificazione potrebbe persino bastare se il proibizionismo fosse (e fosse mai stato una volta nella storia) sanitariamente ed economicamente vantaggioso. Ma non lo è e non lo potrà mai essere. Lo dicono con dati sperimentali decisivi, le scienze del comportamento umano.

Chi scrive statment terroristici sulle droghe è pagato per fare un lavoro inutile.

Il moralismo forse lava le coscienze di chi è insofferente verso un’etica della responsabilità e della scelta individuali.

O dimostra che si può sapere come funzionano le molecole, diagnosticare un disturbo clinico o analizzare un dato statistico, ma ignorare i processi psicologici e sociali che sono implicati nei comportamenti d’abuso. E manco aver letto una riga dell’oceanica bibliografia che spiega in che modo le informazioni scientifiche e sanitarie (possibilmente affidabili e non brandite ideologicamente) vanno date, e da chi: se si vuole che producano qualche effetto. Soprattutto sui soggetti a rischio. In particolare se si tratta di adolescenti. Che hanno un cervello a parte. Alcuni pubblicitari che fanno le campagne sanitarie l’hanno capito. Gli esperti italiani di droghe, pare di no.

 L’articolo integrale qui

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